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Quella volta, in volo con Dio

Aggiornamento di Febbraio 2017.

Quella volta, in volo con Dio

Avvenne al’alba di un mattino di primavera. Era esattamente il 19 Aprile del 2010. Quella notte, come del resto tutte le altre dell’ultima settimana, avevo dormito poco e male. Vegliavo il mio cane, Chiara, la mia dolcissima labrador di 12 anni, che dormiva accucciata ai mie piedi, gravemente ammalata di cancro.
Erano le 5 del mattino, e adesso che Chiara stava riposando tranquillamente dopo la compressa di un potente antidolorifico, cercai di prendere sonno anch’io. Ero totalmente stremata e addolorata per le sue condizioni. D’un tratto mi sentii scivolare in uno spazio dove tutto era bianco, silenzioso, ovattato, era come se fossi immersa in mezzo a migliaia di nuvole vaganti. Tutto era bianco e immacolato, ed io ero perfettamente lucida e cosciente. Un grande senso di pace pervadeva tutta l’atmosfera, mi sentivo ricolma di un improvviso, inspiegabile senso di profonda gioia. Una luce splendente, sempre più intensa, avvolgeva gradualmente ogni cosa. Pian piano, da tutto quel bianco, vidi che emergeva una figura dai contorni prima sfuocati, ma che si delineavano sempre più chiari e precisi man mano che avanzava. Era una figura maschile, maestosa, un uomo sui 35 anni, molto alto, bello e solare, i capelli castano chiaro, il volto sorridente e pieno di dolcezza. Aveva degli abiti semplici e leggeri, i pantaloni chiari, una casacca, mi pare, beige. Si avvicinò sempre di più e mi venne accanto. Gli chiesi chi fosse. Sono Dio mi rispose. Non provai alcuno stupore. Infatti, nell’attimo stesso in cui parlò, fu come se un velo mi fosse stato sollevato dagli occhi, fu come il risveglio da una leggera amnesia, e quella figura, quel viso, quel modo di camminare, mi apparivano cosi familiari ….  Ma io lo conosco, pensai. Ma certo che mi ricordo, si, è Dio! .
Mi prese per mano, come un padre fa con la sua piccola, vieni, andiamocene un po’ in giro, mi disse. E andammo. Mi muovevo affiancata a lui, mi libravo nell’azzurro senza poggiare i piedi al suolo, con una velocità e una leggerezza inesprimibili a parole. Lui mi parlava telepaticamente, la sua voce risuonava calma e chiara dentro me, ma anche dolce e sicura. Mi accorsi che mi parlava con la stessa tenerezza con cui si parla ad una bambina. Mi spiegava tante cose. Notai anche che, prima ancora che io formulassi la domanda, Lui già mi precedeva con la relativa risposta. Era come se leggesse ogni mio pensiero. Cominciò a parlarmi dell’universo e dei meccanismi che lo regolano. Mi diceva come ogni cosa sia in realtà diversa e più complessa da come ci appare e di come noi, coi nostri sensi, ne percepiamo solo una piccola parte. Mi mostrava come ogni essere, anche un piccolo animale insignificante ai nostri occhi, sia prezioso per Lui ed ha tutto un suo microuniverso che lo regola.
Mi sentivo libera e felice, totalmente appagata e protetta, mi sentivo compresa come nessun altro aveva mai fatto prima, completamente avvolta d’amore e con l’unico desiderio di rimanere sempre in quello stato, immersa in quell’amore.
Aveva anche un grande senso dell’umorismo, mi diceva cose cosi divertenti che non potevo fare a meno di ridere, e anche Lui rideva, ridevamo insieme. Ridemmo più volte. Sentivo il vento tiepido di primavera accarezzarmi il viso, sentivo un intenso profumo di iris e viole, mentre volavo felice, in quell’alba di aprile. Approdammo nei luoghi più lontani del pianeta. Lì assistevo ed ero io stessa artefice di una scena, per poi passare, immediatamente dopo e in maniera del tutto fulminea, a scenari e luoghi completamente diversi, da un capo all’altro dell’universo. Accadeva anche che in questo nostro girovagare io combinavo a volte qualche piccolo o grosso guaio, anche se in buona fede e involontariamente, e poi mi disperavo non sapendo come rimediare. Ma Lui era sempre lì con me, pronto a intervenire per sistemare tutto, senza mai una parola di accusa o di rimprovero, ma sempre sorridente, benevolo e indulgente. Non era mai stanco, né arrabbiato, né depresso, al contrario di tutta l’umanità, me compresa. Di cosa ti preoccupi, mi diceva, se ci sono io qui con te ? stai tranquilla, abbi fiducia e lascia fare a me, vedi sono qui, lascia che me ne occupi io…
Ricordo che una volta eravamo in un museo dove cerano degli oggetti di grande valore storico, molto antichi. Io avevo preso in mano una piccola ciotola decorata, risalente ai tempi dell’antica Grecia, ma inavvertitamente mi cadde dalle mani e si ruppe in mille pezzi ….. nooh! Urlai dispiaciutissima … ho mandato in frantumi secoli di storia … A quel fragoroso rumore accorsero i custodi del museo, ma mi resi conto che non mi vedevano (per fortuna, pensai!) Adesso come faccio, dissi preoccupata, girando la testa verso Dio. Lui mi sorrise, soffiò su quei cocci rotti e, come una moviola che va all’indietro, i pezzi si ricomposero tutti perfettamente e la ciotolina era di nuovo lì, perfettamente integra, nella vetrina del museo.
Ma non fu l’unico guaio che combinai. Ricordo che eravamo qualche attimo dopo in uno scenario completamente diverso, in una fattoria, mi pare, del Texas, dove c’erano tantissimi cavalli e mandrie di mucche, bufali e vitelli racchiusi in un grandissimo recinto. Io aprii il lucchetto del recinto, volevo andare ad accarezzare i vitellini. Non mi resi conto che, aprendo quel lucchetto, facevo scappare centinaia di animali. Infatti tutte le mandrie scapparono all’improvviso verso quelle sconfinate praterie. I mandriani che ancora dormivano, presi alla sprovvista, balzarono sui cavalli, nel disperato tentativo di recuperare tutti quegli animali che, liberi correvano da ogni parte. Capii di aver combinato un altro dei miei guai, cosi guardai Dio : ti prego, fa qualcosa, io non volevo …..  mi sorrise. Sentii che parlava con dolcezza ad ognuno di quegli animali che erano scappati e che ogni animale, non appena sentiva la Sua voce, anche se ormai lontano, tornava indietro e, docile, rientrava nel recinto ….. ero a bocca aperta …..
Un attimo dopo ci trovammo nella foresta amazzonica dove Dio salvò una piccola rana dalle fauci di un serpente che voleva catturarla e divorarla, e, a me che urlavo: ma perché fai così, sati tranquilla, la salverò, la renderò invisibile … e così avvenne. È impossibile raccontare in queste righe tutte le decine di meraviglie che operò Dio in quelle ore che mi ritrovai a volare con Lui, di come mi accontentò in ogni cosa, di come rimediò ad ogni mio guaio, di come i suoi poteri vadano ben al di là di tutto quello che la mente umana possa mai concepire o immaginare. Poi, arrivò il momento che prendemmo la rotta del ritorno.
Capii che ci stavamo avvicinando verso casa mia, ero consapevole di avere lasciato il mio corpo fisico nel letto, mi ricordai del mio cane, di Chiara …. Intravedevo già nel volo, laggiù, il giardino di casa mentre una fitta mi attanagliava il cuore. No, non volevo tornare, non volevo separarmi da Dio, stavo cosi bene con Lui, stavo cosi bene lì, nell’azzurro …. Mi disse, mentre mi mostrava il mio giardino, che nemmeno quello è così per come mi appare perché in verità anche lì c’erano degli spiriti di natura, preposti a dare energia alle piante e agli alberi, a dar loro protezione e vigore e mi faceva intravedere queste entità poste a protezione dei luoghi. Notai però che man mano che ci avvicinavamo verso casa mia, piano piano la Sua forma e la Sua figura sbiadivano e la Sua voce diventava sempre più lontana … dove sei che non ti vedo quasi più, gli chiesi, preoccupata … ed ecco le sue parole, come marchio di fuoco impresse per sempre, indelebilmente nella mia anima:  Che tu mi veda o non mi veda non ha più alcuna importanza. Quello che ti è accaduto è per farti capire, o meglio, ricordare, una cosa:  la nostra eterna indissolubilità, perché noi non siamo due, ma Una cosa sola. Ricordatelo sempre, e sii sempre consapevole di questo. Mi aspetto molto da te, mi aspetto molto da ognuno di voi. Cercate di essere sempre pura energia d’amore.  Ma allora, io dissi, tu sei sempre in me, tu pervadi ogni creatura … io penso che tu sei la parte migliore di me. Vedo che stai cominciando a capire … mi rispose. Mi ricordai di una cosa che dentro di me ripetevo sempre, così gli dissi: tu sei l’oceano ed io una tua goccia, giusto ? Si, ed ogni goccia è preziosa nel mio mare, rispose. Quindi, non sentirti mai privilegiata o maggiormente amata da me, poiché io vi amo tutti allo stesso modo. Quello che sto dicendo adesso a te vale per ognuno dei tuoi fratelli, nessuno escluso. Ricordati, siete tutti perfetti nella mia perfetta mente. Io vedo infatti di ognuno di voi il cammino e la meta e, alla fine, il traguardo, che è la perfezione, cioè Io, ed in me vi immergerete. E se un giorno tu, inseguendo un qualche vano piacere terreno dovessi allontanarti dalla perfetta gioia, quale io sono, potrei anche concedere che ciò accada, ma poi ti darò anche il dono della continua insoddisfazione affinchè tu possa ritornare di nuovo a me, avendo compreso che solo in me tu puoi essere soddisfatta . Un giorno racconterai di tutto questo ai tuoi fratelli. E non sentirti mai debole e sola: siete tutti nel mio grembo, siete figli dell’Immortalità.
La sua voce divenne sempre più lontana … sentii un forte sibilo di vento, poi come una spirale che mi avvolse veloce, sempre più veloce … mi ritrovai di nuovo nel mio corpo, sul letto. Erano le sette. Chiara dormiva, tranquilla. Piano, per non svegliarla, aprii la finestra. L’aria fresca del mattino mi portava, da lontano, un intenso profumo di iris e viole. Aprile dipingeva il cielo coi suoi colori di primavera.

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Concludo trascrivendo parte del poema Samadhi di Yogananda, un Grande, che riuscì ad esprimere con parole sublimi quello che si prova quando l’anima si immerge nel Divino:

Svaniti di luce e d’ombra i veli,
sollevata ogni nebbia di dolore,
dileguata ogni alba di effimera gioia
scomparso dai sensi l’incerto miraggio
Amore, odio, salute, malattia, vita, morte,
periron queste false ombre sullo schermo della dualità.
Onde di risa, scille di sarcasmo, vortici di malinconia,
si fondono nel vasto oceano della beatitudine
Sogni, risvegli, stati di profondo turiya, sonno,
presente, passato, futuro per me non sono più
Ma io onnipresente, io che fluisco ovunque,
io in ogni luogo
Pianeti, stelle, nebulose, terra
La fornace dove si plasma il Creato,
ghiacciai di silenti raggi x, torrenti incendiati di elettroni
I pensieri degli uomini tutti, passati, presenti, futuri,
ogni filo d’erba, me stesso, l’umanità
ogni particella della polvere dell’universo,
collera, avidità, bene, male, salvezza, lussuria,
tutto inghiottii, tutto tramutai..
Gioia nascosta sotto le ceneri
Accecando i miei occhi di pianto
Divampò in immortali fiamme di beatitudine
Consumando le mie lacrime, la mia forma,
tutto me stesso.
Tu sei me, io sono Te
Conoscenza, Conoscitore, Conosciuto in Uno!
Quieto, perenne brivido, eterna pace sempre nuova
Godibile oltre l’immaginato, beatitudine del Samadhi
espansione della mia sfera cosciente
oltre i limiti della forma mortale,
fino ai più lontani confini dell’eternità dove io, Cosmico Mare,
contemplo il piccolo ego che fluttua in me.
Il passero, un granello di sabbia,
non cadono senza che io li veda
Immenso Contenitore, io, d’ogni cosa creata
Dalle lunghe, assetate meditazioni col mio Guru
è nato questo Samadhi celestiale
Le luci più dense svaniscono nei raggi eterni
dell’onnipervadente beatitudine
Dalla gioia venni, per la gioia vivo,
nella Sacra gioia m’immergo.
L’Eternità ed io, un solo raggio.
Da piccola bolla di risa
sono divenuto il Mare stesso della Gioia






     





   

 





















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