Quando lasciamo "il vestito" - Metafonia

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Quando lasciamo "il vestito"

Quando lasciamo " il vestito "


Il corpo di carne viene chiamato “vestito” dai nostri cari che sono di là. Come un vestito è infatti soggetto alla usura del tempo, invecchia e si logora, ma anche se nuovo, può sempre accidentalmente strapparsi macchiarsi e rovinarsi (incidenti, malattie, morti premature). Ed allora cosa succede se il vestito è inutilizzabile ? semplicemente non lo usiamo più e lo eliminiamo. Ma io sono sempre io, e sarei alquanto sciocca a identificarmi col mio vestito, quello era solo un indumento che mi ricopriva. Così accade con l’evento chiamato morte. Quello che muore è solo l’involucro, il corpo di carne, il rivestimento. È come sfilare un guanto. Te lo togli, ma la mano resta. Cosi, deposto il corpo fisico, il tuo vero Sé, la tua Essenza, il tuo corpo sottile schizza subito via, il cordone d’argento o filo d’Arianna che tiene unito il corpo fisico al corpo sottile, si rompe come un elastico che si spezza, la tua coscienza si trasferisce nel corpo sottile con tutte le sue sensazioni e facoltà, che sono ancora più acute e forti di prima. “Allungando la vista mi resi conto dell’esistenza di un filo argentato che legava il mio nuovo organismo alla mia testa immobile” (messaggio di un’Entità).
Ma cosa avviene in quel fatidico momento, cosa si prova quando suona la nostra ora ? prima di rispondere a questa domanda, è bene fare un’importante premessa. Il passaggio non è uguale per tutti, ogni anima prova delle sensazioni e delle esperienze sue personali che dipendono, in gran parte, dal modo di essere del soggetto, dalle sue conoscenze spirituali e dal suo grado di evoluzione.
Robert Benson, un monsignore inglese, nello splendido libro “La vita nel mondo invisibile” di Anthony Borgia, che vi invito a leggere, essendo un dettagliato dossier di come si svolge la vita di là, descrive il suo passaggio con parole semplici e precise: “avevo una straordinaria serenità di mente: sapevo per certo che stavo per morire ed ero pienamente felice di andarmene. Non avevo paura, nè dubbi o rimpianti a lasciare il mondo terreno. Improvvisamente sentii l’urgenza di alzarmi: appena ebbi questa chiara impellenza di alzarmi, scoprii che nonostante la malattia, l’avevo effettivamente fatto: mi resi subito conto che coloro che erano intorno al mio letto non sembravano percepire quello che stavo facendo poiché non fecero nessuno sforzo per assistermi, né tentarono in nessun modo di ostacolarmi. Girandomi vidi il mio corpo fisico senza vita sul letto ma io, il Vero Io, stavo bene ed ero vivo. Per uno o due minuti rimasi a guardare, poi nella mia mente si fece strada il pensiero di come agire. Potevo chiaramente vedere la stanza intorno a me, poi man mano si creò una sorta di nebbia come se la stanza fosse riempita di fumo…. La conoscenza del mondo spirituale al quale avevo potuto dare un’occhiata durante la mia vita, istantaneamente venne in mio aiuto: seppi subito quello che mi era successo, in altre parole seppi che “ero morto”. Sapevo anche però che ero vivo, che mi ero liberato dalla malattia e che ero in grado di stare in piedi e guardarmi intorno. Non fui mai in una condizione di stress mentale, ma ero pieno di meraviglia per quello che mi stava accadendo poiché ero in possesso di tutte le mie facoltà mentali e mi sentivo “fisicamente” bene come mai prima di allora”.
Come avete avuto modo di leggere, il trapasso di monsignor Benson avvenne in maniera tranquilla, serena e consapevole, anche perché quando era in vita, essendo egli stesso un sensitivo, aveva avuto modo di dare uno sguardo a quello che c’è di là, e ad acquisire le opportune conoscenze in merito.
Ma, come già detto, le modalità del trapasso variano molto da persona a persona. Cosi c’è chi lascia il corpo in maniera lucida e si ritrova ad attraversare un tunnel all’uscita del quale vede una grande Luce o una figura di Luce, c’è chi si ritrova in un grande prato con alberi, sentieri pieni di verde e di fiori, con ruscelli e cinguettii di uccelli, c’è chi invece cade in un sonno profondo e vi resta per tanto tempo, perché convinto che dopo questa vita non c’è più nulla.
I 12 punti che tutti i disincarnati confermano, sono stati mirabilmente riassunti da Ernesto Bozzano, grande studioso dell’Aldilà e ricercatore serio dei fenomeni spiritici, e sono:
1) Nel mondo spirituale si ritrovano tutti in forma umana
2) Alcuni di loro per un tempo più o meno lungo ignorano di essere morti
3) Sono passati sin già durante l’agonia o subito dopo la morte, attraverso la visione panoramica di tutti gli avvenimenti della loro esistenza.
4) Sono stati accolti nel mondo spirituale dai loro familiari e dai loro amici defunti.
5) Buona parte di loro sono passati attraverso una fase più o meno lunga del cosiddetto “sonno riparatore”.
6) Le persone moralmente normali si sono ritrovate in un ambiente spirituale bello e radioso, quelle moralmente depravate si sono ritrovate in un ambiente nebbioso o tenebroso e angosciante
7) Hanno constatato che l’ambiente spirituale era un nuovo mondo obbiettivo, sostanziale, reale, simile all’ambiente terrestre, ma più bello e senza le cose brutte, nè morte, nè vecchiaia, nè malattia, nè povertà, nè decadimento
8) Hanno appreso che lì il pensiero è una forza creatrice, per mezzo della quale ogni spirito, anche l’anima degli animali, può riprodurre intorno a sé l’ambiente dei suoi ricordi (spesso nelle registrazioni metafoniche sento che l’habitat viene da loro chiamato “terrazzo”)
9) Hanno appreso che non è necessaria la parola per comunicare, ma che si comunica attraverso la trasmissione del pensiero
10) Hanno appreso che gli oggetti si possono percepire anche dal loro lato interno e attraverso di esso
11) Hanno constatato che essi possono trasferirsi istantaneamente da un luogo all’altro, anche se molto lontano, grazie al loro desiderio e alla forza del pensiero, il che non impedisce che essi possano anche passeggiare nell’ambiente spirituale e volare a qualche distanza dal suolo
12) Hanno appreso che gli Spiriti dei defunti si avviano automaticamente e fatalmente verso la sfera spirituale loro confacente, ognuno secondo il proprio grado di elevazione spirituale, grazie alla cosiddetta “legge di affinità”.
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Chico Xavier, noto sensitivo brasiliano, un’anima davvero grande e pura, scelta evidentemente dall’Altra Dimensione per farci capire e farci conoscere molto più di quello che i nostri sensi fisici, abbastanza limitati e limitanti, riescono a cogliere, nei suoi innumerevoli volumi, scritti sotto dettatura di Emmanuel, il suo spirito guida, ci dà un’ampia e dettagliata descrizione di quello che avviene al momento del passaggio. Sono riportate, in questi suoi vari libri, le testimonianze di persone di ogni età che hanno lasciato questo mondo secondo le più disparate modalità per avviarsi verso la Patria Celeste, che non è poi un posto così lontano, diciamo, ed è importante che si comprenda questo, che l’Aldilà in fondo è anche di qua, nel senso che i mondi o le dimensioni sono incastonati l’uno dentro l’altro, tipo scatole cinesi, la nostra è la scatola più interna, che però è contenuta nella scatola più grande e cosi via. Chi si trova nelle altre dimensioni può sintonizzarsi nella nostra, per questo può vederci e sentirci, ma ha i sensi aperti anche verso la scatola più grande di cui fa parte, quindi, oltre che la nostra “stazione televisiva” ne può ascoltare e vedere altre, mentre noi di norma possiamo ascoltare e sintonizzarci solo sulla nostra, quindi noi, normalmente, non possiamo ascoltare e vedere loro, ma loro ascoltano e vedono noi.
Ma ritorniamo a Chico e alle importanti comunicazioni sulle modalità del trapasso, che,tramite la psicografia, riceveva dall’Altra Dimensione. Tanti genitori, tanti figli, tanti mariti e tante mogli hanno bussato alla porta di Chico Xavier per un arco di tempo che va dal 1930 (aveva allora 20 anni) al 2002 (anno della sua dipartita), per avere notizie dei loro cari, di come è stato il loro passaggio e di come vivono nella grande, meravigliosa Casa del Padre, dove tutti siamo destinati ad approdare un giorno.
Fra le tante comunicazioni, per ovvi motivi, ho cercato di selezionare le più significative, che qui riporto, e non è stata impresa facile, visto che sono tutte estremamente suggestive e interessanti.
Caso n.1 Comunicazione di un giovane, morto nell’incendio dell’edifico dove lavorava: “all’inizio, in mezzo a tutte quelle fiamme e a quel fumo ebbi la tentazione di fuggire, di lottare per sopravvivere… posso dirti mamma, che pensavo che gli elicotteri ci avrebbero prelevati dalle parti alte dell’edificio e ci avrebbero salvati.
Quando mi svegliai, ancora comunque mezzo insonnolito, fui trasportato, insieme ad altri mie colleghi, da un qualcosa di simile ad un apparecchio, e notai che le operazioni di salvataggio erano assolutamente perfette. Poi mi sistemarono in un ospedale, come se dovessimo essere curati prima di tornare a casa. Ma l’ospedale non era più di quelli del nostro mondo. Vidi poi il nonno, rividi le scene di quando ero bambino e mi spiegarono che mi trovavo nella vita Spirituale. Nel frattempo vidi la nostra casa, tu e papà piangevate, ma io non potevo rispondere…” (nella nuova vita, la convalescenza negli ospedali e i colloqui con parenti e amici rappresentano importanti fasi per l’adattamento del nuovo arrivato).
Caso n.2 Un ragazzo deceduto, insieme al fratello, in un incidente aereo: ero a terra, pieno di paura dopo lo schianto terribile e non sapevo nulla di mio fratello e degli altri, quando improvvisamente vidi una signora che mi si presentò dicendomi: sei con noi figliolo, sono tua nonna, vengo a portarti via. Tuo nonno si occuperà di tuo fratello. Sarete soccorsi tutti, anche il pilota e il copilota. Dopo queste parole quella donna, che mi sembrava cosi fragile, mi prese fra le braccia e mi portò su un altro aereo dove poco dopo giunse mio fratello, accompagnato dal nonno. Ora ci troviamo in una clinica spirituale, ma siamo già in fase di recupero, possiamo visitare le nostre famiglie sulla terra e sperare che le nostre parole di conforto possano in qualche modo giungere loro. (come possiamo vedere esistono numerose equipe spirituali specializzate ad aiutare le anime nel processo di disincarnazione).
Caso n.3 Un ragazzo di 18 anni, morto durante una partita di pallacanestro per un aneurisma celebrale: “sentii i compagni di gioco che gridavano, qualcuno si inginocchiò accanto a me cercando di massaggiarmi, nel frattempo udivo le loro voci che mi chiamavano affettuosamente e avvertivo diverse mani sul torace, ma la voce mi moriva nel petto… subito dopo mi parve di svenire e provai un forte senso di riposo… venni a sapere poi da mio nonno e dal mio caro, vecchio professore che ritrovai qui, del mio nuovo stato, difficile da definire con le parole…”
Caso n.4 Un’intera famiglia morta carbonizzata per un incendio della propria auto a seguito di un urto in un incidente (questo messaggio è stato mandato al marito, unico sopravvissuto perché assente, quel giorno): abbiamo subito avuto momenti di lucidità, fuori dal rivestimento del corpo, perché la Provvidenza Divina non ci abbandona mai. Proprio là, davanti a uno spazio aperto, un’equipe di infermieri spirituali ci attendeva. Aggrappate a me, le nostre care figlie Patricia e Beatriz mi straziavano l’anima. Mi sentivo esausta, quando una signora dall’aria caritatevole, mi informò che l’incidente, imprevedibile per la terra, era già stato segnalato, ancor prima che accadesse, nella Vita Spirituale, e che lei ci stava vicino per tenderci le sue mani amiche. Nonostante lo spavento per tutto quel mucchio di cenere e di oggetti fumanti, riuscii a domandarle perché si trovava lì e chi fosse dal momento che, con tanta bontà, si stava interessando a noi. Disse di essere la nonna Carmela… mi gettai tra le braccia di quella nonna che non conoscevo e solo allora mi abbandonai alle lacrime fino allora trattenute nel petto”.

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Il sonno riparatore o ristoratore, è un elemento abbastanza comune e frequente dopo la morte fisica, ma vi sono delle eccezioni, nel senso che non è un passaggio obbligatorio per tutti. Infatti, più lo Spirito è evoluto e preparato, meno riposa dopo la morte fisica, poiché maggiore è la sua presa di coscienza. Infatti ci sono anime molto elevate che dopo la morte fisica, passano subito nelle regioni spirituali senza necessità di riposare attraverso il sonno. Viceversa, esistono interi padiglioni di Spiriti che, dopo la morte, dormono profondamente per anni, anche per secoli: sono quelli che hanno creduto fermamente nella morte come il sonno eterno, in nulla, la fine di tutto.
Al momento del passaggio le nostre Guide, i nostri Angeli Custodi ed i nostri cari già defunti, si troveranno tutti lì per aiutarci, a volte si tratta di persone che non sapevamo neppure si trovassero già dall’altra parte.
Basandoci sulle informazioni medianiche possiamo così approfondire le nostre conoscenze sulla morte, il morire, il viaggio verso la Nuova Dimensione. Tutti noi, prima o poi, intraprenderemo questo viaggio: sarà più facile se lo faremo preparati ed informati. Come ha scritto la dottoressa Kluber Ross : per migliaia di anni, centinaia di credenze hanno aleggiato sulle cose dell’Aldilà, adesso non si tratta più di credere, ma di sapere.
La causa principale della maggiore o minore facilità del distacco sono le giuste conoscenze acquisite al riguardo e lo stato morale dell’anima. Quindi, più un’anima è spiritualmente elevata e distaccata dai piaceri materiali e terreni, più facilmente e lievemente avverrà il distacco, più è immersa nella materialità, nell’attaccamento ai beni e ai piaceri sensuali e terreni, più travagliato e penoso sarà il distacco e più difficile sarà per quell’anima comprendere cosa sta succedendo.
Che tutti noi possiamo raggiungere quella consapevolezza e quella serenità che ci permetterà un giorno di accompagnare tranquillamente le nostre stesse spoglie al cimitero, pregando fervidamente e ringraziando il nostro corpo fisico per gli anni passati sulla terra.
Ricorda che tu sei Beatitudine, tu sei l’Eterno Sé. Non puoi mai morire. È il corpo che appare e che scompare, ma tu rimani. Tu, in quanto Sé, Immortale Scintilla dell’Infinito, rimani per sempre.  


























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